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UN VIDEO AUGURALE PER CONOSCERE E AMARE LE FARFALLE

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di Enrico Stella

 

Sono approdato nel regno delle farfalle quando avevo appena cinque anni, un’età in cui i confini tra realtà e fantasia sono ancora sfumati. Fu il nonno, che per professione aveva fatto della didattica una vera arte, a condurmi in giardino per seguire l’avventura del bruco che si tramuta in creatura alata, e, come Alice, mi trovai all’improvviso nel Paese delle Meraviglie. Da allora le farfalle sono diventate mie inseparabili compagne: ne ho allevate migliaia, anche esotiche, ricevendo uova e bozzoli da ogni parte del mondo.

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Oggi, mentre sta per iniziare un nuovo anno, invio agli amici un mio video augurale, appena pubblicato su You Tube, con il racconto degli aspetti più affascinanti della vita di questi insetti. E desidero offrirne la visione anche ai lettori di queste prestigiose News, che lo troveranno digitando su Youtube: Enrico Stella: AUGURI 2014, e che a loro volta potranno inviare il link ad amici e parenti. Infatti lo scopo essenziale del documentario è far conoscere e amare le farfalle, soprattutto alle nuove generazioni. Ai giovani spetta il difficile compito di difendere quanto rimane del nostro patrimonio naturalistico, violato e depredato con ogni mezzo, ormai da molti decenni.

Gli entomologi segnalano ovunque una drastica diminuzione dei Lepidotteri (le farfalle), dovuta soprattutto alla mostruosa avanzata del cemento, con il sacrificio di immense aree naturali, mentre i piani urbanistici dovrebbero prevedere adeguati spazi verdi tra le costruzioni. L’impiego massiccio di insetticidi, fertilizzanti ed erbicidi ha reso impossibile la vita delle creature alate in vastissime zone. Ormai, dove esistono campi coltivati, non c’è posto per le piante spontanee (spesso definite “malerbe”) che nutrivano i bruchi e che, al momento della fioritura, offrivano nettare alle farfalle adulte. Le siepi, che rappresentavano per molti lepidotteri (e anche per alcuni uccelli, lucertole e piccoli mammiferi) una preziosa nicchia ecologica, sono state eliminate per rendere più agevole l’uso di macchine agricole, o sono state sostituite da barriere artificiali. Anche l’inquinamento atmosferico contribuisce alla rarefazione della fauna entomologica poiché altera la composizione dei prati e rende immangiabili le foglie di molte piante. Intanto, lontano da noi (ma le conseguenze ci riguardano da vicino!) si continua a operare la criminale distruzione delle foreste tropicali.

E’ possibile favorire il ritorno delle farfalle, rimuovendo innanzitutto gli elementi nocivi e di disturbo. L’impiego di pesticidi deve essere ridimensionato, con notevole vantaggio per la salute dell’uomo. Per la difesa delle colture agricole, alla tradizionale lotta chimica contro gli insetti, sono da preferire i moderni metodi di lotta biologica e integrata.

Molti di noi possono contribuire a richiamare le nostre amiche alate e a farle moltiplicare nel proprio giardino, anche in città. Innanzitutto, per nutrirle, occorre coltivare alcune piante produttrici di nettare: la buddleja (magnifico arbusto ornamentale disponibile in qualsiasi vivaio) esercita con il suo aroma un’irresistibile attrazione sulle farfalle che verranno a esplorare, uno per uno, i numerosi fiorellini, riuniti in infiorescenze a forma di pannocchia.  Anche la lantana, dai deliziosi mazzetti di diversi colori, sempre presenti dalla primavera all’autunno, offre generosamente le sue piccole coppe colme di nettare. Tra gli altri fiori graditi primeggiano: valeriana rossa, lavanda, lillà, biancospino, lampone, caprifoglio, timo, origano, che, oltre tutto, renderanno il giardino festoso e ricco di delicati profumi. Le belle di notte vanno riservate alle falene, cioè a specie crepuscolari e notturne: le velocissime sfingi sono le loro più assidue visitatrici. Se accanto ai fiori si lasciano prosperare alcune tra le più comuni piante spontanee, appetite dai bruchi, le farfalle vi deporranno le uova. Le larve di vanesse amano le ortiche; le arginnidi dalle ali intarsiate d’argento e madreperla si evolvono sulle viole; i satiridi brucano graminacee, diffuse e reperibili ovunque; molte pieridi (“cavolaie”) si sviluppano sulle crucifere, mentre il variopinto bruco del macaone adora erbe aromatiche che si impiegano anche in cucina: i pasti preferiti li consuma su finocchio selvatico e ruta.  

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Dopo le api, le farfalle sono i più importanti insetti impollinatori: infatti, mentre si nutrono, trasferiscono il polline da un fiore all’altro, favorendo così la fecondazione incrociata e la produzione dei frutti. Esse sono inoltre considerate ottimi “indicatori biologici”, cioè la loro presenza o assenza è un chiaro segno della salubrità o del degrado ambientale.

Il mio video, di 36 minuti, rappresenta la selezione di un lavoro lunghissimo perché ho allevato le cinque specie protagoniste partendo dall’uovo e, anche vegliando di notte, ne ho ripreso con la telecamera le più interessanti fasi vitali. La storia comincia con quella di una vistosa falena del Madagascar, Antherina suraka, da me documentata durante la scorsa estate.  Ho voluto illustrare la sua strategia difensiva, basata sull’esibizione di due disegni alari a forma di occhio, circondati da vivaci colori, che confondono e spaventano i predatori (soprattutto uccelli insettivori). Si assiste poi agli amori di una coppia di Cinzie, grandi falene asiatiche, acclimatate in alcune regioni italiane: il maschio riesce a localizzare la femmina, al buio, captandone con le antenne il profumo (“feromone sessuale”), anche a distanza di chilometri. L’amplesso dura ben 24 ore! Ho dedicato ampio spazio alla Sfinge dell’euforbia che mi ha tenuto compagnia negli anni difficili della seconda guerra mondiale, quando,  bambino, ero sfollato con la famiglia sulle colline etnee. La successiva parte del video presenta la schiusa (“sfarfallamento”) di una elegantissima Eliconia dell’America tropicale: questa farfalla è tra le più longeve perché, assieme al nettare dei fiori, riesce a ingerire il polline, alimento proteico di eccezionale valore nutritivo. Il documentario si chiude con la Jasio, regale abitante della macchia mediterranea, una delle mie specie preferite, che sorbisce il succo dei frutti in fermentazione e non disdegna affatto un sorso di vino o di birra.

Chi ama la buona musica apprezzerà la colonna sonora del video con brani di Erik Satie (1866-1925). Le composizioni di questo interessante ed estroso autore francese, da me scelte, sono “Trois Gymnopédies” (1888) e “Gnossiennes” (1890). Quella iniziale, ripetuta anche alla fine, da ascoltare preferibilmente a più basso volume, è Gymnopédie n.1, orchestrata da Claude Debussy. Le altre sono eseguite magistralmente dal grande pianista contemporaneo Pascal Roge.

 

 http://www.youtube.com/watch?v=3H4HmZ8Vevs&list=HL1387023447&feature=mh_lolz    

 

Nelle Foto (Enrico Stella) dall'alto:

Antherina suraka

Jasio

Eliconia Melpomene


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