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ISABELLA FERRARI, MARIO MARTONE e JEAN JACQUES ANNAUD i PREMIATI del LAMEZIA INTERNATIONAL FILM FEST

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La quinta giornata del Lamezia International Film Fest diretto da Gianlorenzo Franzì, che si è concluso sabato sera, ha visto la presenza di molti ospiti d’eccezione: l’attrice Isabella Ferrari, il regista Mario Martone, la sceneggiatrice Ippolita Di Majo e il regista francese Jean Jacques Annaud.

Alla Ferrari, che ha ritirato il PREMIO LIGEIA nella categoria ESORDI D’AUTORE, è stata inoltre dedicata la retrospettiva MONOSCOPIO che l’ha vista protagonista di numerosi film di successo da lei interpretati tra cui Amatemi, La vita oscena, Romanzo di un giovane povero, Arrivederci amore ciao.

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Questo mestiere è iniziato per volontà di mia madre – ha affermato l’attrice – vivevamo vicino Piacenza, in campagna e lei era una grande appassionata di cinema. Ha da sempre puntato molto su di me facendomi fare, a sedici anni, dei concorsi di bellezza. Dopo la vittoria di alcuni concorsi ho inciso un disco pur non sapendo cantare, ma mi ha dato la fortuna di incontrare Carlo Vanzina, un grande gentiluomo. Mi fece una breve intervista e nel giro di un mese mi sono ritrovata sul set di Sapore di Mare, insieme con Virna Lisi, una donna meravigliosa e attrice gigantesca. Mai avrei immaginato che quel film mi avrebbe portato un successo così grande. Non potevo più girare per Roma, tutti mi chiamavano ‘Selvaggia’”.

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Isabella Ferrari ha ripercorso la sua carriera parlando del suo rapporto con importanti registi come Ettore Scola – “Scola venne a teatro a vedere il primo spettacolo che feci a Milano e subito mi ha offerto il ruolo di protagonista nel film Romanzo di un giovane povero. L’inizio delle riprese, però, continuava a subire dei ritardi e nel frattempo rimasi incinta della mia prima figlia. A quel punto pensai che non avrei più fatto quel film a cui tenevo molto. Le riprese iniziarono e, nonostante fossi incinta di 5 mesi, Scola mi prese ugualmente. Mai avrei pensato di poter vincere la Coppa Volpi a Venezia, eppure successe”. Attualmente la Ferrari è sul set della terza serie di Baby. “Nella prima serie ero una madre molto superficiale che non capisce nulla della vita della figlia, nella seconda si rende conto che sua figlia si prostituisce e non riesce a fare nulla per lei. Nella terza serie non mancheranno le sorprese. Il bello di questo mestiere è che diventano tutte delle meravigliose sfide. E’ sempre un salto nel vuoto”.

Presenti a Lamezia anche il regista Mario Martone e la sceneggiatrice Ippolita Di Majo che hanno raccontato alcuni retroscena del loro lavoro: “Per fare questo mestiere ci vuole tanto coraggio – ha affermato Martonea me fortunatamente non è mai mancato, ho sempre fatto delle scelte libere da criteri commerciali, sia al cinema che a teatro”. Il regista ha spiegatio, inoltre, quanto lo avesse colpito il romanzo di Elena Ferrante L’amore Molesto, da cui ha realizzato l’omonimo film nel 1995. “Dopo averlo letto sono rimasto molto colpito da questo libro, nel senso più fisico. Pagina dopo pagina sentivo la rievocazione di Napoli, la mia città. Era descritta in forma brutale, si parlava del traffico, delle sue zone più oscure. Una Napoli insidiosa, molesta. C’erano corpi, gente addossata negli autobus, sudore, dialetto. Ma la Ferrante era riuscita a descrivere tutto in maniera cristallina. Mi tuffai così nella realizzazione del film, girando per Napoli con il libro in mano come se fosse una mappa. E’ stata un’esperienza molto forte”. Martone ha parlato anche dell’importanza del pubblico: “Sottovalutare il pubblico è una forma politica repressiva. Il pubblico vuole determinate cose e bisogna accontentarli. Non dargli fiducia è sbagliato perché un film può scatenare reazioni importanti. Dove c’è confronto, c’è vita e questo avviene anche nell’arte”. Anche Ippolita Di Majo ha spiegato come sia necessario “guardare il pubblico come cittadini, come essere umani e non come consumatori o compratori”.

A chiudere questa sesta edizione, poi, è stato il maestro francese Jean Jacques Annaud che ha ricevuto il PREMIO CARL THEODORE DREYER.

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