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MARCO TULLIO BARBONI: LA VITA IN QUARANTENA E 50 ANNI DI “TRINITA’ “

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Marco Tullio Barboni con il barboncino Albert in un momento di relax di questi giorni

Fra i personaggi del mondo del cinema, della tv, del giornalismo a cui abbiamo chiesto di fornirci una loro testimonianza sulla loro “vita in quarantena”, non poteva mancare un regista, sceneggiatore, scrittore, ma soprattutto un amico: Marco Tullio Barboni. 

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Enzo Barboni/E. B. Clucher al centro nella foto, con Bud Spencer e Terence Hill

Lui appartiene ad una illustre famiglia che ha ha firmato opere importanti nel cinema italiano d’Autore. Suo zio Leonida Barboni è stato un grandissimo direttore della fotografia, suo padre Enzo Barboni, prima operatore alla macchina, poi direttore della fotografia ed infine regista con lo pseudonimo di E.B. Clucher, ha legato gran parte della sua fama a film cult interpretati da Bud Spencer e Terence Hill, fra i quali Lo chiamavano Trinità e Continuavano a chiamarlo Trinità con Terence Hill e Bud Spencer, che registrarono negli anni Settanta i maggiori incassi di tutti i tempi.

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Quest’anno ricorre il cinquantenario dalla “nascita” di Trinità, che verrà sicuramente celebrato in grande stile come merita questo capolavoro di un genere del tutto nuovo.

Lui, Marco Tullio, dopo anni trascorsi dietro la macchina da presa, ha deciso di mettersi davanti nal computer ed ha scritto due libri di grande successo e pluripremiati, come "A spasso con il mago. Merlino e ioe… e lo chiamerai destino, realizzando anche cortometraggi assai apprezzati. 

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Terence Hill in "Continuavano a chiamarlo Trinità"

Come trascorre la quarantena Marco Tullio Barboni?

“In ossequio al principio secondo il quale 'non tutto il male viene per nuocere', dedico volentieri più tempo alle abitudini e alle piacevolezze che i ritmi serrati della vita di tutti i giorni costringevano a comprimere: la lettura, la ginnastica, la preparazione di qualche golosità, la visione di film che mi erano sfuggiti, le coccole al mio cane...

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Un bel selfie di Ginevra Barboni, anche lei figlia d'arte, regista e sceneggiatrice

“Tuttavia, se è pur vero che non tutto il male viene per nuocere, la gran parte di esso sì. E in questa prospettiva mi preoccupa la consapevolezza, che ho sentito recentemente ribadita da Igor Sibaldi, un autore che seguo e stimo molto, che bastano quattro settimane, ovverosia ventotto giorni, a consolidare un’abitudine.

“Noi, di giorni in isolamento casalingo ne abbiamo trascorsi ben più di ventotto ed è dunque verosimile che, insieme alle abitudini e alle piacevolezze un po’  “vacanziere” di cui sopra, ne abbiamo potenziate altre ben più inquietanti: l’incertezza nel futuro, la diffidenza nei riguardi del prossimo, la fragilità di fronte alle miriade di opinioni e interpretazioni, la tentazione di affibbiare responsabilità sulla base delle appartenenze e altra robaccia di questo tenore”.

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Clara Barboni, architetto, moglie di Marco Tullio, ha insegnato fino a due anni fa... ed è tornata studentessa all'Accademia di Belle Arti di Via di Ripetta a Roma. E' una valente acquarellista.

E’ stata (ed è) dura?

14scorcio di un angolo di casa Barbon“Non è stato (e non è) piacevole. Ma parlare di durezza, in un contesto che ha visto migliaia di vite spazzate via, con anziani falcidiati e famiglie devastate mi sembrerebbe quantomeno meschino. Nel rispetto, se non altro, di un dignitoso senso delle proporzioni: uno degli aspetti che più spesso ha fatto difetto in questa contingenza”.

Che cosa ti manca di più?

“Mi mancano tante cose, ovviamente. Ma se dovessi sceglierne una sola direi una stretta di mano. Non solo per tutto quello che significa dal punto di vista simbolico ma anche perché, quando finalmente poteremo scambiarcela, vorrà dire che quel necessario ma odioso ossimoro detto “distanziamento sociale” sarà stato definitivamente accantonato”.

Scorcio di un angolo di casa Barboni in questo periodo

Hai consigli da dare agli amici del cinema, del giornalismo, della tv e dell’arte?

“Stimo troppo i miei amici che operano in quei settori per azzardarmi a dar loro consigli. Non ricordo chi, diceva che i rapporti di amicizia sono come corde intonate che vibrano insieme, tali che se una è toccata anche le altre vibrano della stessa musica. E’ in questa chiave che più che dispensare consigli, voglio esprimere la mia vicinanza a tutti coloro, e sono tanti, che più brutalmente sono stati colpiti da questa schifezza. Tutti noi, in un modo o nell’altro, abbiamo visto compromesso il nostro lavoro, le nostre energie, le nostre aspettative. In molti casi tuttavia, specie nel cinema e nel teatro, la schifezza di cui sopra ha colpito così duro da rischiare di travolgerli. Loro non hanno alcun bisogno di consigli ma soltanto di solidarietà”.

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