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PRIMA GIORNATA DEL CA’ FOSCARI SHORT FILM FESTIVAL

Il mondo post-pandemia nei corti del Concorso Internazionale: tra i rider brasiliani di  Fantasma Neon e i senzatetto di Singapore in Scavenger - Con East Asia Now uno sguardo sulle ultime tendenze del cinema giovane asiatico

Oggi è iniziato nelle sedi della laguna di Venezia il Ca’ Foscari Short Film Festival. Ad aprire la dodicesima edizione è stato Stefano Locati, salito sul palco per presentare il programma speciale East Asia Now, di cui è il curatore da diversi anni. Anche in questa edizione, il programma ha selezionato quattro cortometraggi provenienti dall’Asia orientale e dal Sud-Est asiatico. I primi due corti proiettati sono stati Posterity, diretto da Audrie Yeo dalla Malesia e The Scent of Rat Carcasses, dell’indonesiano Dharma Putra Purna Nugraha, che hanno portato lo spettatore in un mondo sovrannaturale, indagando allo stesso tempo i temi della memoria e dei rapporti intergenerazionali. Si è poi passati a The New Faces, del filippino Mark Raymund Garcia, in una riflessione sui volti dell’umanità dopo la pandemia, accompagnata da una voce fuori campo e tecniche performative. Il programma si è chiuso con il cortometraggio giapponese Bagmati River, per la regia di Matsumoto Yusaku, che ha raccontato il viaggio della protagonista dal Giappone all’Himalaya nepalese alla disperata ricerca del fratello.

La giornata è poi proseguita con la proiezione dei cortometraggi animati dell’Aardman Studio, celebre casa di animazione fondata da Peter Lord e David Sproxton nel 1972. Grazie alla modalità diffusa del Festival, le proiezioni sono state effettuate tra l’Auditorium Santa Margherita e, ieri, alla Casa del Cinema. I cortometraggi proiettati sono stati tredici, ripercorrendo la storia della casa di animazione inglese specializzata in stop motion e creatrice di personaggi iconici come Wallace & Gromit. Tra i corti proiettati, presentati dallo stesso Peter Lord, c’è stato anche il Premio Oscar Creature Comforts, di Nick Park, simpatico e provocante, in cui vengono immaginate una serie di interviste a degli animali di uno zoo. A seguire Wrong Trousers, sempre per la regia di Nick Park, che narra la storia di Wallace e della sua creazione di pantaloni robotici in grado di portare in giro il suo cane al suo posto. Alcuni altri corti proiettati sono stati Angry Kid, di Darren Walsh, con la storia dell’uomo dalla testa di plastilina e il corpo umano e Morph, diretto da Merlin Crossingham, che ha messo in scena le avventure del personaggio di plastilina che si muove e cambia forma.

Alle ore 17.00 si è poi svolta la cerimonia di apertura, alla quale sono intervenuti sul palco il Prorettore al Diritto allo studio e servizi agli studenti Elti Cattaruzza, l’Assessore del comune di Venezia Paola Mar e il Direttore della Fondazione di Venezia Giovanni Dell’Olivo, oltre al direttore del festival Roberta Novielli, che hanno ringraziato il numeroso pubblico presente in sala, dando così ufficialmente il via all’inizio della dodicesima edizione del Festival.

Infine, dopo il programma dedicato a Peter Lord, la serata della prima giornata si è conclusa con la proiezione dei primi sei cortometraggi in gara al Concorso Internazionale, al quale partecipano trenta cortometraggi realizzati da studenti delle più rinomate scuole di cinema e università di tutto il mondo. Il primo è stato Franceska, un cortometraggio di animazione realizzato dallo spagnolo Alberto Cano. Il suo progetto propone una rivisitazione in chiave contemporanea del racconto di Frankenstein, in cui lo scienziato pazzo desidera riportare in vita la diva che ammira profondamente. L’animazione ha poi lasciato il posto alla tematica della colpa e all’analisi della dinamica padre-figlio: Ian Bariling con il suo Safe esplora, infatti, il concetto di protezione e responsabilità attraverso la storia di un padre che non sa fino a che punto spingersi per aiutare il figlio ad uscire da una situazione d’illegalità. È stata poi la volta del musical brasiliano già presentato a Locarno Neon Phantom, in cui il regista Leonardo Martinelli denuncia la realtà precaria e incerta dei lavoratori dell’odierna gig economy attraverso le vicende di João, giovane ragazzo brasiliano disoccupato che si trova costretto ad accettare un impiego come rider. Il quarto corto in gara è stato Congenital, nel quale i registi iraniani Saman Hosseinpuor e Ako Zandkarimi – vincitori del concorso dello scorso anno – trattano il tema della sessualità e delle identità non conformi in un Kurdistan rurale e fortemente tradizionale: è qui che la giovane Roja è costretta a sposare un anziano religioso. Il corto successivo è stato Teuner, di Ond̆rej Veverka, ambientato in una prigione comunista degli anni Cinquanta. Qui l’omonimo protagonista, grazie al suo ruolo di dottore all’interno del carcere, si è guadagnato il rispetto di molti prigionieri, ma non quello di Karel Kalina, con il quale persiste una forte ostilità. Nicholas Ong Kok Weng, di Singapore, ha presentato invece Scavenger, l’ultimo dei sei cortometraggi proiettati oggi, con il quale narra la complicata condizione dell’anziana senzatetto Zhi Lian. Il regista mette qui in evidenza le difficoltà di una donna sola che vive ai margini della società, ma che comunque insegue instancabilmente la serenità, senza mai perdere la speranza in una vita migliore.

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