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LA SECONDA GIORNATA DEL CA' FOSCARI SHORT FILM FESTIVAL

 

L’importanza della storia e il potere dell’animazione: Peter Lord si racconta allo Short - I corti del Concorso tra il dolore e la scelta dell’essere uomini: il senso di colpa in The Red Frock e la gravidanza in First... - E ancora: dal tutorial messicano al documentario nella laguna veneziana

Prima dell’inizio della seconda giornata del Ca’ Foscari Short Film Festival si è svolto l’atteso incontro con l’animatore Peter Lord, a cui era dedicato il programma speciale Il mondo di Peter Lord. Ad intervistare il celebre animatore e co-fondatore della Aardman Studio è stato Davide Giurlando, esperto di cinema d’animazione e docente presso il Master of Fine Arts in Filmmaking di Ca’ Foscari. Attraverso la proiezione delle sue opere, Peter Lord ha ripercorso la propria carriera a partire dalle sue origini, incominciando proprio dall’animazione in 2D Aardman (1972), dal cui protagonista avrebbe poi preso il nome il pluripremiato studio d’animazione. Dalla tradizionale animazione in 2D, Peter Lord ha poi adottato e fatto propria l’animazione in plastilina, mantenendo lo stesso gusto per la comicità quasi spiazzante che travolge lo spettatore all’improvviso: “In un film la storia è tutto” ha detto il regista, e ha aggiunto: “nella storia la sorpresa è uno degli elementi più potenti”. Dalle simpatiche animazioni per bambini e per adulti, come la serie The amazing adventures of Morph (1980-1981) Adam (1991), a quelle più impegnate e dal carattere esplicitamente politico, come Babylon, le creazioni di Lord comprendono anche il video musicale di My baby just cares for me (1987) e i due lungometraggi d’animazione Galline in fuga (2000) Pirati! Briganti da strapazzo (2012). A concludere la masterclass, un dietro le quinte esclusivo del suo ultimo film, che Peter Lord ha commentato con orgoglio: “il nostro studio ha compiuto un viaggio davvero straordinario!”.

Oggi la seconda giornata del Ca’ Foscari Short Film Festival all’Auditorium Santa Margherita è cominciata con il programma speciale On Tutorials, Stereotypes and Body Visions, presentato sul palco dalla curatrice e videoartista Corinne Mazzoli che ha introdotto i lavori degli studenti della Universidad Iberoamericana en Puebla realizzati durante un workshop da lei tenuto in Messico con Alma Elena Cardoso. Il workshop mescolava pratica e teoria per analizzare con occhio critico il formato dei tutorial, uno dei simboli del mondo digitale, mettendone in risalto la natura omologante e imitativa. 

Nel corso della mattina si è poi svolto il programma dedicato al VideoConcorso “Francesco Pasinetti” arrivato quest’anno alla sua diciannovesima edizione. Progetto tutto veneziano, da quasi vent’anni promuove lavori cinematografici innovativi e sperimentali raccogliendo intorno a sé giovani emergenti e professionisti del settore. A dirigerlo sono Michela Nardin e Daniela Mazzoli che si sono focalizzate sul riprendere il linguaggio documentaristico di Pasinetti: il perno focale del corso è infatti la città di Venezia tanto cara all’autore. Durante il programma sono stati presentati lavori realizzati in collaborazione con le scuole venete come Sinopia dell’istituto G.Valle di Padova e Atmosfere Sonore del Liceo Guggenheim di Venezia. Sono poi diventati protagonisti gli studenti cafoscarini del Master in Fine Arts in Filmmaking, coordinato da Maria Roberta Novielli che nel programma speciale Young Filmmakers at Ca’ Foscari hanno presentato i cortometraggi girati in settantadue ore e oggi proiettati di fronte al pubblico, oltre che ai registi dei cortometraggi in concorso, con cui hanno avuto un proficuo confronto.

Nel primo pomeriggio è ripresa la proiezione dei cortometraggi del Concorso Internazionale. Il primo cortometraggio è stato l’animazione di produzione brasiliana-estone The headless mule del regista Tamires Muniz nel quale si racconta la relazione illecita tra un prete e una donna, che, punita da Dio, viene trasformata in essere macabro dai tratti mitologici assumendo le sembianze di un mulo senza testa. Il regista bangladese Ashiqur Rahman Anik, con il suo The Red Frock, ha invece presentato la storia di un pescatore oppresso dal senso di colpa per aver donato alla figlia il vestito sottratto dal corpo di una ragazzina vittima di uno stupro trovata vicino a un fiume. Il terzo cortometraggio proposto è stato Same night different blue del turco Nuri Cihan Ozdogan, che con una trama dinamica e avvincente mostra le mosse di due ladri professionisti intenti a rubare un francobollo e lo scaltro antiquario che lo possiede. Arriva invece dalla Francia One last night, di Paul Vinet che racconta la storia di Theo, un poliziotto della buoncostume che tenta a tutti i costi di proteggere Eva, una giovane prostituta finita nei guai della quale si è innamorato; i protagonisti sono coinvolti in una vicenda di passione violenta e dolore. Con First… del regista polacco Adam Hartwinski vengono portati alla luce i temi di una maternità drammatica. È la decisione di una giovane coppia, la quale scopre che il figlio che attendono non ha speranze di sopravvivere e la donna, prima di abortire, avrebbe la possibilità di donare un rene del feto per salvare la vita della nipote. Il sesto e ultimo cortometraggio di queste proiezioni, Living All the Life di Marlén Ríos-Farjat, dal Messico, racconta con gli occhi di una donna la storia di un divorzio e di una profonda e formativa amicizia con una vicina di casa che porta a riflettere sul vero senso di un’esistenza mai priva di difficoltà. Prima della serata di proiezioni, dedicata ancora ai cortometraggi in concorso, sono stati presentati i programmi dedicati a Barry Purves e al suo rapporto con teatro e animazione, e a Yukiko Mishima, regista giapponese di fama internazionale.

La seconda giornata del festival si è quindi conclusa con la proiezione di altri sei cortometraggi in Concorso. Il programma è iniziato con l’animazione The Seine’s tears che racconta, grazie al lavoro di otto registi francesi, una manifestazione di lavoratori algerini per un coprifuoco imposto dalla Polizia negli anni Sessanta. A seguire The Verdict, cortometraggio serbo di Dora Jung, che ha messo in scena la storia di un processo e della sete di verità che si insinua nel rapporto fiduciario tra l’accusato e l’avvocato. Dall’Ucraina e dalla Cina sono stati proiettati rispettivamente The Smell of the Field della regista Andriana Yarmonova e Unen di Wang Haonan, che hanno portato in scena il tema del dramma famigliare: l’uno visto dagli occhi di una bambina sognatrice, l’altro scaturito dalla morte di un padre che irrompe nella felicità di una famiglia che vive in una prateria. In gara dalla Slovenia il cortometraggio Janko Zonta che, seguendo la passione per il genere del suo regista Aleksander Kogoj Jr., mette in scena una situazione surreale di indagini inventate per soddisfare le continue autodenunce del protagonista. La giornata si è conclusa con la proiezione del cortometraggio slovacco di Kristian Grupač I’m opening the door and I don’t know what’s wrong, il cui tema era l’immortalità, una sofferenza da cui i protagonisti cercano di liberarsi. I cortometraggi hanno dimostrato, ancora una volta, la forza di un formato breve che riflette sui temi più vari con acuta intensità.

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