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TERZA GIORNATA DEL CA’ FOSCARI SHORT FILM FESTIVAL 12

 

FOCUS GIAPPONE: Yukiko Mishima e Shin’ya Tsukamoto grandi protagonisti allo Short Concorso Internazionale: è il giorno di Pupus, documentario di Mariam Cossu, unico italiano in gara

Concorsi collaterali: proiettati i finalisti del Concorso Scuole Superiori Olga Brunner Levi e Music Video Competition

E ancora: le opere dell’indiano Ashish Pandey, la videoarte di Elisabetta Di Sopra e i primi nudi della storia del cinema

Prima dell’inizio della terza giornata del Ca’ Foscari Short Film Festival si è svolto ieri l’atteso incontro con Yukiko Mishima. In dialogo con la regista di Shape of Red Dear Entranger, considerata una delle voci femminili più interessanti emerse nel panorama giapponese nel nuovo millennio, la direttrice del Festival Roberta Novielli. Yukiko Mishima ha raccontato degli inizi della sua carriera e dell’amore per il cinema e la recitazione, delle donne, spesso protagoniste dei suoi film, e dell’importanza dei sentimenti e della loro manifestazione. “I sentimenti delle persone sono la cosa più importante”: questa la risposta della regista quando le è stato chiesto cosa la spinga a dare vita a personaggi e storie ricchi di sfumature, dalla forza dell’amore, alla determinazione, ma anche alla solitudine e al dolore. È stato poi proiettato Ode to Joy, cortometraggio del 2021 che mette in immagini quanto detto dall’autrice durante l’incontro. L’opera fa parte del progetto collettivo DIVOC-12, nato con l’intento di affrontare tematiche e problematiche sociali innescatesi negli ultimi anni a causa della pandemia. Anche la giornata di oggi è stata all’insegna del Giappone con l’intervento da remoto di Shin’ya Tsukamoto. L’autore, già ospite l’anno scorso, ha parlato questa volta non dei suoi film, ma della sua carriera letteraria, dialogando con Francesco Vitucci, docente di lingue orientali dell’università di Bologna e autore della traduzione italiana di Un serpente di Giugno tratto dal suo omonimo film del 2002 e appena uscito per la casa editrice Marsilio. La trama parla di una donna, Rinko, intrappolata in un matrimonio dove non si sente libera di esprimersi; fino a quando non viene ricattata da un uomo misterioso che la invita a rivelare la vera sé stessa. L’intervento ha fatto risaltare l’impegno e le difficoltà incontrate da Tsukamoto per riuscire a tradurre su carta i temi della pellicola. L’autore ha scritto con Un serpente di giugno il suo primo libro e ha operato una completa revisione delle dinamiche e della narrativa dell’opera per adattarla alla carta stampata. Il lavoro ha richiesto grande perizia per la necessità di descrivere solo a parole la psicologia dei personaggi; e per tradurre elementi visivi, che nel film vivevano di immagini, in sensazioni dei personaggi stessi. Alla domanda sulla possibilità se in Italia il libro possa avere successo, il regista ha risposto che l’Italia è il paese che lo ha scoperto e dove ha sempre ottenuto ampio riconoscimento e si è perciò detto estremamente emozionato all’idea della pubblicazione del suo libro nel nostro paese.

La terza giornata del Ca’ Foscari Short Film Festival aveva già preso l’avvio all’Auditorium Santa Margherita e, in contemporanea, alla Fondazione Ugo e Olga Levi, con la nona edizione del Concorso Scuole Superiori Olga Levi realizzato in collaborazione con la Fondazione Ugo e Olga Levi. La giuria, composta da Roberto Calabretto, Marco Fedalto e Cosetta Saba avrà il compito di decretare domani il vincitore tra i giovanissimi talenti in gara, tutti studenti delle scuole superiori. Grazie alla proiezione dei cinque cortometraggi finalisti, è stata sin da subito visibile la sorprendente dedizione e inclinazione artistica degli aspiranti registi. Alcuni dei temi presentati nei cortometraggi riguardano la sfera valoriale giovanile e le problematiche a essa correlate, come la difficoltà delle relazioni interpersonali, l’integrazione e la monotonia. Ad esempio, con Su e giù dell’italiana Chiara Mancina è stato trattato il tema della routine e la dipendenza da farmaci, i quali descrivono il dramma giovanile di una ragazza che non riesce più a vivere serenamente come un tempo, intrappolata in una routine sempre più opprimente. A seguire, poi, sempre in parallelo con la Fondazione Ugo e Olga Levi, sono stati presentati i cortometraggi del Music Video International Competition, con la proiezione degli otto video musicali finalisti realizzati da studenti di scuole di cinema e università di tutto il mondo. Le opere, nell’accompagnare le canzoni, riescono a trattare svariati temi tra cui dipendenze affettive e solitudini, con focus sull’introspezione personale e la connessione tra musica, danza e natura. Il vincitore sarà premiato domani da una giuria composta da Giovanni Bedeschi, Marco Fedalto, Daniele Furlati e Roberto Calabretto.

La giornata è poi proseguita, nel pomeriggio, con alcuni attesi programmi speciali. Ad aprire le danze è stato Lo sguardo sospesostorico appuntamento con la videoarte italiana quest’anno dedicato alle opere della sua curatrice Elisabetta Di Sopra. A dialogare con lei sul palco è stato Manuel Fiorentini, con il quale l’artista ha ripercorso le principali tappe della sua carriera e del suo percorso artistico.  La storia della regista pordenonese si intreccia indissolubilmente con la città di Venezia, dove vive e lavora. E così, tra una proiezione e l’altra delle sue opere, tutte impregnate da una forte emotività e dalla semplice complessità dei gesti quotidiani, l’artista ha raccontato e si è raccontata al pubblico dell’Auditorium, come traspare da lavori come Intersezioni (in cui il soggetto è Venezia stessa), Il limite, Legami, Con_tatto e Pietas. È seguito, poi, il programma speciale Il corpo svelato, a cura di Carlo Montanaro. L’Archivio Carlo Montanaro raccoglie testimonianze fotografiche e cinematografiche dagli albori della settima arte, dagli ultimi decenni dell’Ottocento, sino all’inizio del Novecento. Ciò che Carlo Montanaro ha proposto oggi agli spettatori è stata una curiosa indagine sulla resa del corpo nudo inquadrato dalla lente di tanti interpreti; dai primi esperimenti della cronofotografia di Eadweard Muybridge, alla malizia dei fratelli Pathé, all’immaginazione delle opere di George Méliès. Una sorta di viaggio che ha portato nell’America di Edison e nella Francia dei fratelli Lumière scandendo tutte quelle pose, quelle maniere e quegli esperimenti che hanno caratterizzato e continuano a caratterizzare la meravigliosa arte del cinema. La terza, ricca, giornata del Festival è poi proseguita con uno speciale dedicato ad Ashish Pandey per il programma sul cinema indiano curato da Cecilia Cossio. L’autore, connesso in diretta da Mumbai, ha presentato tre dei suoi cortometraggi, tutti accomunati dalla volontà di dar voce a figure marginali della società indiana. I primi due, The Cabin Man (2007) e Khule Darwaaze (2010), sono riflessioni sulla solitudine, particolarmente dura per il mondo indiano tradizionale in cui l’individuo trae significato dalla relazione con gli altri. Nooreh (2018), l’ultimo corto proiettato, si misura invece con una marginalità collettiva, analizzando i sanguinosi scontri tra India e Pakistan. 

Infine, dopo il Programma speciale dedicato alla Giuria, la terza giornata di festival si è conclusa con la proiezione di altri sei cortometraggi in gara al Concorso Internazionale. Il primo film presentato è stato l’iraniano My Brain Burst Out Laughing, diretto dall’animatore e concept artist Ali Astaraki, che ha portato sugli schermi la tragedia della guerra attraverso scene di una realtà distopica e sconcertante, in un’animazione che mescola in maniera creativa varie tecniche cinematografiche. Anche il secondo cortometraggio in gara di questa giornata, The Table of Grave, già selezionato in vari festival internazionali, ha toccato il tema della guerra. In quindici minuti il regista, Mirak Zymberaj, ha infatti raccontato il terrore e l’angoscia del conflitto armato del 1999 in Kosovo, intrecciandolo alla vicenda di Uka, che cerca di proteggere la figlia e il nipotino dalle milizie serbe, nascondendoli in un nascondiglio sotterraneo simile a una tomba. È stata poi la volta dell’austriaco Wiedersehen, di Helene Sorger, che ha scelto di narrare il storia di due soldati che hanno disertato il campo di battaglia. Ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, il corto fa emergere la comprensione e la generosità dei due uomini, che di fronte a una situazione estrema riscoprono l’umana bellezza della condivisione. Il quarto cortometraggio proiettato è stato Shikhandi, dell’indiano Sahil D. Gada, che ha esplorato il tema della trans-identità: Dev è giovane, appassionato di teatro, ma costretto a nascondere il proprio sogno e la propria identità dal padre violento. Le vicende di Shikhandi, eroina androgina di un poema epico indiano, fanno da sfondo alla vita del ragazzo, accompagnandolo verso la realizzazione di se stesso. Lee Yun Seok, giovane regista coreano, ha poi presentato il suo The Line of Sleep, con il quale ha toccato il tema del sonnambulismo e dell’infanzia. Su, il protagonista, lavora in un centro per bambini scomparsi, quando scorge un bambino dato per disperso il suo trauma infantile viene nuovamente a galla e lo costringe ad affrontare l’inquietudine e la sensazione di abbandono che permeano l’intera storia. L’ultimo corto presentato oggi è stato Pupus, unico corto italiano in gara, dedicato proprio alla tradizione, in particolare a quella siciliana dei pupi. Miriam Cossu Sparagano Ferraye documenta, infatti, nel quartiere Borgo Vecchio di Palermo le vicende di Carmelo, figlio di un maestro burattinaio che si lancia nell’imitazione del padre, sentito recitare durante gli spettacoli. Sempre nella giornata di oggi, la Fondazione Bevilacqua La Masa e la  Fondazione Querini Stampalia hanno ospitato la proiezione di alcuni dei cortometraggi in gara al Concorso Internazionale.

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