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Concluso Umbria Film Festival 2026

Gurinder Chadha a Montone: «Al lavoro per il sequel di Sognando Beckam. Ho iniziato a fare cinema per cambiare il modo in cui le persone guardavano persone come me»

La regista di Sognando Beckham ha ricevuto il riconoscimento del Festival nella serata conclusiva: «Oggi è urgente raccontare il contesto storico che ha reso le nostre società così diverse». E conferma: «Sto lavorando al seguito del film, ma devo trovare il modo giusto per realizzarlo»

Raccontare il proprio mondo da un punto di vista fino a quel momento assente dagli schermi, contrastare i pregiudizi mostrando quanto, al di là delle differenze culturali, le emozioni umane siano simili e restituire alla diversità delle società contemporanee il contesto storico senza il quale rischia di essere fraintesa. Sono alcuni dei principi che attraversano il cinema di Gurinder Chadha, regista britannica di origine indiana protagonista della giornata conclusiva della 30ª edizione dell'Umbria Film Festival, dove ha ricevuto l'Excellence Award.

Nella serata conclusiva del Festival, domenica 19 luglio, in Piazza Fortebraccio, la regista ha ricevuto l'Excellence Award, istituito per celebrare il contributo al cinema internazionale di una regista ancora in piena attività. La cerimonia ha visto inoltre la presentazione delle giurie e la premiazione dei concorsi ShortsUp e AmarCorti, prima della proiezione di Leviticus di Adrian Chiarella, nell'ambito della sezione The Square: film sotto le stelle.

«Volevo mostrare il mio mondo dal mio punto di vista»

Identità, integrazione e rapporto tra culture differenti accompagnano il percorso cinematografico di Gurinder Chadha fin dagli inizi. Una scelta nata dalla volontà di portare sullo schermo persone, famiglie e comunità che raramente avevano avuto la possibilità di raccontarsi attraverso il proprio sguardo.

«Ho iniziato a fare film perché volevo cambiare il modo in cui le persone pensavano a persone come me e perché volevo vedere sullo schermo più storie capaci di mostrare il mio mondo dal mio punto di vista, con persone che mi assomigliavano», racconta Chadha. Il cinema diventa così uno strumento attraverso il quale mettere in discussione gli stereotipi e creare un terreno emotivo condiviso: «Per me era un modo per sfidare il pregiudizio e mostrare quanto siamo tutti simili sul piano delle emozioni. È questa la ragione per cui ho scelto di fare cinema».

A oltre trent'anni dall'inizio della sua carriera, la regista osserva però con preoccupazione il clima politico e culturale contemporaneo. «Mi rattrista profondamente vedere che, dopo trent'anni di cinema, ci troviamo in un mondo che si è spostato così tanto verso destra e nel quale alcune persone si sentono autorizzate a parlare di supremazia bianca senza conoscere davvero la propria storia e il proprio passato, in particolare in Gran Bretagna e nei Paesi che hanno avuto una storia coloniale».

Raccontare le radici storiche della diversità

Secondo Chadha, una delle necessità più urgenti del cinema contemporaneo è ricostruire il percorso storico che ha portato le società europee a essere composte da persone provenienti da culture e Paesi differenti.

«Credo sia molto importante raccontare storie che offrano un contesto storico e spieghino perché oggi l’Europa e il mondo siano così diversi. Come è accaduto? Nel caso della Gran Bretagna, bisogna tornare alle compagnie commerciali e, in particolare, alla Compagnia delle Indie Orientali, che arrivò in India, prese ciò che voleva e contribuì a costruire la ricchezza britannica».

Raccontare quella storia significa, per la regista, ristabilire un equilibrio nella memoria collettiva e offrire strumenti per comprendere il presente. «Penso sia importante correggere questi squilibri e dare alle persone un contesto storico, affinché possano capire le dinamiche attraverso le quali oggi tanti Paesi, soprattutto in Europa, sono composti da persone così diverse».

Sognando Beckham: «Il film ha contribuito a formare delle campionesse»

Uscito nel 2002, Sognando Beckham è diventato un punto di riferimento per più generazioni, superando i confini del cinema per entrare nell’immaginario sportivo e culturale. Tra le conseguenze più sorprendenti del successo del film, Chadha ricorda le testimonianze delle calciatrici delle nazionali inglese e statunitense.

«La cosa più meravigliosa per me è sapere che le Lionesses e le giocatrici della nazionale degli Stati Uniti hanno raccontato pubblicamente di essersi avvicinate al calcio dopo aver visto il film. In questo senso il film ha contribuito a formare delle campionesse. È una dimostrazione della forza delle storie. Non avrei mai pensato che potesse accadere».

Il ricordo più intimo è invece legato al rapporto tra Jess e suo padre, una relazione nella quale la regista ha trasferito elementi della propria esperienza familiare. «Amo molto i genitori del film, perché sono i miei genitori, e in particolare il padre. Quando scrivevo i suoi dialoghi spesso mi commuovevo, perché avevo perso mio padre proprio in quel periodo. Il mio ricordo speciale del film è il rapporto tra il padre e la figlia».

Umorismo, intrattenimento e verità emotiva

Nei film di Chadha le questioni sociali e politiche convivono con l’umorismo, l’emozione e la capacità di parlare a un pubblico ampio. Una combinazione che non nasce dalla volontà di semplificare i temi affrontati, ma dalla ricerca di una verità riconoscibile anche all’interno di mondi culturalmente distanti.

«Il cuore del racconto cinematografico sta nella possibilità di ascoltare voci differenti, capaci di trasportarci nei loro mondi e di mostrarci quanto possano essere diversi, ma anche simili al nostro. La bellezza dell’essere umano è che condividiamo tutti le stesse emozioni fondamentali, ma il modo in cui vengono vissute nelle diverse culture e nei diversi contesti è sempre affascinante».

L’umorismo e l’intrattenimento restano strumenti importanti, ma non sufficienti. «Usare l’umorismo è molto utile ed essere capaci di intrattenere è importante. Ma, alla fine, i film migliori possiedono una verità emotiva, un’onestà e un’autenticità nelle quali il pubblico può riconoscersi. È questo ciò a cui dovremmo tutti aspirare».

«Le piattaforme hanno cambiato tutto»

La trasformazione dell’industria cinematografica, secondo Chadha, ha modificato profondamente anche i processi attraverso i quali un film viene scelto, finanziato e realizzato.

«Le piattaforme hanno cambiato tutto. In alcuni casi sono ormai le grandi aziende a decidere quali film possano essere realizzati, invece di affidarsi alla visione personale di un autore, come accadeva quando ho iniziato. Oggi tutti cercano di indovinare che cosa voglia il pubblico, che cosa possa funzionare e che cosa possa essere commerciale. Ma nessuno sa davvero quale film diventerà un successo».

Per la regista, la sfida più grande dei prossimi anni sarà quindi consentire alle voci indipendenti e fuori dagli schemi di continuare a raccontare le proprie storie. «La cosa più difficile è permettere alle voci più libere, originali e differenti di esprimersi. Spesso sono proprio quelle storie a trasformarsi nei successi più inattesi, ma serve qualcuno abbastanza coraggioso da credere nella visione di una persona che propone qualcosa di diverso».

Anche Sognando Beckham incontrò numerose difficoltà prima di essere realizzato. «Ci volle moltissimo tempo per riuscire a fare il film. Poi è diventato un successo capace di entrare in contatto con persone di tutto il mondo. Oggi, purtroppo, non vedo molti film di quel tipo riuscire ad arrivare alla produzione».

Il seguito di Sognando Beckham e i nuovi progetti

Guardando al futuro, Chadha conferma di essere al lavoro sul seguito di Sognando Beckham, precisando però di voler procedere soltanto dopo aver trovato la storia e la forma adeguate.

«In questo momento sto lavorando a diversi progetti e, certamente, anche a un seguito di Bend It Like Beckham. Ma devo riuscire a farlo nel modo giusto e sono molto concentrata su come realizzarlo».

Accanto al sequel, la regista sta sviluppando nuove storie ambientate in diversi Paesi e alcuni progetti destinati al teatro. «Ho alcuni copioni molto divertenti e profondamente legati alle culture che raccontano. Sono film che vorrei vedere e che nessun altro ha ancora realizzato. È sempre questo il mio punto di partenza: quali sono i film che ancora non esistono? Sono quelli che voglio fare».

«Ho un progetto ambientato in India, uno in Irlanda e uno a Londra. Sono tutti molto diversi. Sto inoltre lavorando ad alcuni progetti teatrali e alla possibilità di portare sul palcoscenico alcuni dei miei film».

A unire i nuovi lavori sarà ancora una volta la dimensione interculturale che attraversa tutta la sua filmografia. «Come nei miei primi lavori, continuo a essere interessata alle storie interculturali, capaci di prendere in giro le idee e i pregiudizi che le persone hanno le une sulle altre e di mostrare, alla fine, quanto siamo tutti connessi nel mondo, anziché divisi».