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INTERVISTA CON MARIA LUISA ANELE

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NELLA FOTO DA SINISTRA: Gaia Zucchi, attrice, Emanuela Corsello, produttrice cinematografica, Maria Luisa Aneli, tra le attricI del film di Christian Marazziti presentato nella anteprima romana del film il 14/01/2026, Niky Marcelli, scrittore 

Maria Luisa Anele ha iniziato gli studi di recitazione qualche anno fa, diplomandosi in Recitazione ed Arti dello Spettacolo presso l’Accademia degli Artisti a Firenze. Classe 1990, calabrese, ha il fascino mediterraneo. Ha poi proseguito la specializzazione del mestiere presso seminari e masterclass di Actor Training e Script Analysis. Seppure giovane, sta muovendo i primi passi nello spettacolo anche nelle fiction e negli spot tv. Abile in canto, danza ed anche equitazione, nel mondo dello spettacolo la stanno attenzionando da più parti per la naturalezza con cui riesce a trasformarsi davanti ad una macchina da presa. Si divide tra Firenze e Roma.

Dal 15 gennaio è al cinema con “Prendiamoci una Pausa”, per la regia di Christian Marazziti. Si tratta di una divertente pellicola che segue la storia di tre coppie, di tre età diverse, che hanno preso un’unica decisione, ovvero prendersi una “pausa di riflessione”. Nel film un grande cast: a far compagnia a Maria Luisa Anele, che ha un ruolo minore ma intenso, nomi di protagonisti assoluti come – tra gli altri - Paolo Calabresi, Ilaria Pastorelli, Marco Giallini, Claudia Gerini, Ricky Memphis. Prodotto da Camaleo e distribuito da Eagle Pictures, questo lavoro è stato molto atteso sia dal pubblico che dagli addetti ai lavori. Incontriamo Maria Luisa Anele in occasione della anteprima nazionale romana della pellicola del 14 gennaio, svoltasi presso il Cinema Adriano.

Che personaggio è Fulvia?

Fulvia è una delle tre donne che frequenta Gianni, ruolo interpretato da un magnifico Paolo Calabresi. Nella trama sono ignara dell’approccio al poliamore di Gianni. Il mio personaggio segue le proprie pulsioni ed i propri desideri senza filtri, senza sapere che Gianni ha contemporaneamente anche altre relazioni. Questo rende la storia al contempo intrigante ed imprevedibile. Fulvia è una donna provocante e sicura di sé, che ama essere desiderata e non ha paura di mostrarsi. Persegue ciò che vuole, con un fascino naturale e una presenza scenica che cattura subito l’attenzione. Rappresento un personaggio minore nel contesto della trama, ma molto determinato, con un lato intrigante e ironico che mi porterò a lungo nella memoria.10DASOLAALPHOTOCALL

Quando hai capito che la recitazione non era solo una passione, ma una strada che volevi davvero percorrere?

È stato un momento di ripartenza personale, in cui sentivo il bisogno di esplorare nuovi mondi artistici e di rimettermi in gioco.

Quando ho sentito il bisogno di studiare, osservare, mettermi in discussione ogni volta, in quel momento ho compreso che la recitazione non era qualcosa che mi piaceva fare, ma un linguaggio che sentivo necessario.

Qual è stato il primo momento in cui ti sei sentita “attrice”, anche prima di esserlo ufficialmente?

In realtà in quel momento non mi davo ancora un’etichetta, ma essere attrice è proprio questo… Riuscire a sentire l’altro e restituire ciò che prova anche senza parole. Ho vissuto questa esperienza durante un actor training basato sulla presenza, niente testo, nessuna performance, solo silenzio e uno sguardo condiviso. Sentire l’altro senza dire una parola e vedere scorrere tutto ciò che ha vissuto nei suoi occhi. È stato lì che ho capito che il mio lavoro non era mostrare, ma stare e in quello stare ho riconosciuto qualcosa di profondamente mio. Viviamo in un mondo che va veloce, in cui spesso ascoltiamo in modo superficiale. Quell’esperienza mi ha fatto capire quanto non servano le parole per entrare in contatto con l’altro, basta fermarsi e lasciare parlare lo sguardo. In quel momento ho sentito che la recitazione non è spiegare o dimostrare, ma “ esserci ”. Lì ho capito che volevo raccontare gli altri, attraversare i loro punti di vista e dare spazio a ciò che spesso nella vita quotidiana non ci concediamo di vedere.

C’è stato un incontro in particolare che ha rappresentato una svolta nel tuo percorso artistico?

Non parlerei dell’incontro in particolare, ma di una frase arrivata nel momento giusto, prima di questa esperienza: “Anche se perdi un giorno ordinario, ti concedi la possibilità di fare qualcosa per te stessa”. Queste parole mi hanno dato la svolta, facendomi capire che scegliere questo mestiere significa accettare l’incertezza, ma anche concedersi il diritto di provarci davvero. Da lì ho iniziato a vedere ogni occasione come un atto di fiducia, prima ancora che come un risultato.

All’inizio della carriera si alternano entusiasmo e incertezze: ci parli di entrambi per quello che ti riguarda?

 Ho vissuto una fortissima spinta iniziale, specialmente grazie all’esempio dei grandi maestri che ho incontrato. Come ogni percorso, è arrivato un momento di incertezza durante il quale mi sono fermata a riflettere. Quel periodo è stato necessario. Mi ha permesso di capire se stavo davvero scegliendo la mia strada o se inseguivo solo qualcosa. Ho imparato ad ascoltare entrambe le voci, senza farmi bloccare, tenendo saldo il mio entusiasmo e lasciando che l’incertezza diventasse uno strumento di crescita, consapevole che questa passione fa parte di me e non mi abbandonerà mai.

C’è una scena o un momento delle riprese di “Prendiamoci una pausa” che porterai con te più a lungo?

Sicuramente porterò con me il ritmo del set, le improvvisazioni che sbucavano una dopo l’altra, freddure incredibili che si intrecciavano tra loro. Tutto questo mi ha lasciato ricordi autentici di lavoro condiviso, presenza e profondità, che rimarranno con me.