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"THE BIg Mother"

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La serata del 12 novembre all’Anica di Roma ha avuto il sapore di un evento unico, con la proiezione di The Big Mother, opera prima di Antonello Altamura, che ha sorpreso il pubblico per la capacità di introdurre nel cinema elementi di astrattismo e metafisica mai visti prima con tale forza. La storia segue un vecchio Maestro del cinema del brivido che, dopo anni, ritorna a Torino alla ricerca di misteri e si imbatte in dark lady, medium, cardinali sinistri ma anche giovani ragazzi che amano la vita e l’arte. Vecchiaia, peccato e figura materna diventano i tre cardini di un universo caleidoscopico e astratto, dove la realtà oggettiva è percepita come un fardello da cui liberarsi, in favore di un linguaggio emotivo, a tratti cinico e beffardo. Gli attori appaiono perfettamente aderenti ai ruoli: Marina Suma seducente e feroce, Vincenzo Bocciarelli vanesio e spirituale insieme, Sydne Rome trasformata da eterno angelo del cinema in astrazione dell’aggressività materna, mentre Aldo Dovo incarna il Maestro anziano, leone indomabile e curioso, capace di giocare con le anime come fossero manichini del suo teatro.

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Torino e Roma si confrontano come due città classiche, ma a dominare è l’atmosfera rarefatta e metafisica della Torino che stregò anche De Chirico. Alla fine della proiezione un applauso scrosciante ha accolto il film, seguito da un dibattito acceso tra entusiasmo, critiche velate e interrogativi psicologici, ma con la comune percezione di trovarsi di fronte a un cinema nuovo, meno legato alla cronaca e più immerso nell’emotività. Altamura ha dichiarato di non voler essere un cronachista né un purista del testo, ma di voler innovare e far sentire emozioni, opponendosi alla serialità ripetitiva fatta di sparatorie, scene di sesso e macchine bruciate, perché per lui il cinema non è consumo ma viaggio nell’inconscio. In sala erano presenti numerosi volti noti come Pino Ammendola, Howard Ross, Gianni Macchia, Malisa Longo, Pierfrancesco Campanella, Eleonora Vallone, Franco Mariotti, Gaia Zucchi e tanti altri, e Antonio Flamini si è complimentato personalmente con l’autore, testimoniando insieme agli altri ospiti una serata che ha segnato l’ingresso di un autore deciso a ridefinire con umiltà e decisione i confini del cinema italiano.